L’Associazione

L’Associazione nasce dall’esigenza di rendere omaggio alla memoria di Antonello Falqui, che ha scritto alcune delle pagine più belle del servizio pubblico.

Così lo hanno ricordato il presidente della RAI Marcello Foa, e l’Amministratore Delegato Fabrizio Salini, nel momento della scomparsa:
I suoi programmi più famosi come Studio Uno, Canzonissima, Il Musichiere o Milleluci, oltre ad aver segnato un’epoca, quella della TV in bianco e nero, costituiscono ancora oggi esempi di scuola a cui attingere”.

Il suo modo di fare televisione, la sua attenzione alla qualità e il suo tocco elegante, saranno materia di insegnamento nella nostra futura scuola di regia televisiva.

Antonello Falqui è stato il protagonista assoluto della storia del varietà RAI, ha arricchito l’immaginario degli italiani offrendo un modello di televisione unico, leggero, accattivante, fondato su una bilanciata combinazione di talento e preparazione.

Un filo di ricordi – di immagini, di testi, di racconti – , come omaggio vivo e presente ad un protagonista della nostra televisione.

 

Antonello Falqui: la tv “firmata”! Il primo autore “riconoscibile”, per stile, classe, gusto, ricerca della perfezione, nella galassia di quanti hanno dato vita alla tv del servizio pubblico.

 

L’artefice in grado di compiere quell’autentico “salto mortale” di portare la tv italiana, appena nata, negli anni ’50, da subito allo stesso livello delle altre televisioni, più avanti nelle esperienze, in gran parte del mondo. Un maestro “semplice”, “naturale”, un regista rigoroso e rispettoso che ha costruito, con l’impegno di una vita, quella che appare (solo esteriormente) la “levità” gracile e spensierata del varietà.

 

Un uomo dedito al proprio lavoro ed al proprio “patto” assoluto; con gli spettatori, con i collaboratori, con gli autori e gli artisti: interessare, divertire, far considerare… senza però mai barare…

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La sue citazioni…

“Non volevo alfabetizzare il Paese come il maestro Manzi, ma solo intrattenerlo con grazia ed eleganza.”

“Provai a trasformare la TV e spostai in quel contenitore il teatro di rivista, già declinante agli inizi degli anni ’50. L’avanspettacolo lo conoscevo bene, facevo sega a scuola per andare a vedere Renato Rascel al Bernini.”

“Odio tutto ciò che è casuale, fortuitamente lasciato agli eventi, fuori dell’orbita del pensiero. Accanto all’esigenza di accontentare il pubblico nei suoi desideri, ci deve essere anche una volontà di stimolo al buon gusto, a un minimo di senso critico.”

“Si dice che la televisione deve essere aderente alla realtà. Ma il varietà è nato come svago, come evasione: divertirsi e passare il tempo piacevolmente vedendo qualcosa di elegante.”

“Il varietà non ha funzione culturale, ma può almeno tentare di stimolare il senso critico e il buon gusto.”

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